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Inizio spettacolo ore 21:00
Concerto Gratuito con la partecipazione di Luca Bussoletti in acustico a due chitarre ed una voce In un periodo in cui tolleranza e integrazione risultano essere valori assai difficili da apprezzare, arriva in Italia un gruppo storico, che con la propria musica ha sempre combattuto in favore della libertà e dell’integrazione. Sono gli Inti-Illimani, il gruppo vocale-strumentale cileno. Reduci da un tour europeo che ha riscosso grande successo, tornano in Italia dopo due anni.
Il gruppo degli Inti-Illimani si forma nel 1967, all’interno dell’Università Tecnica di Santiago del Cile, nell’ambito del movimento della Nueva Canción Chilena. Il nome è composto da due parole: Inti (parola Quechua che significa sole) ed Illimani (nome Aymara di una cima della catena delle Ande). Dopo le tournée in Sud America, arriva nel 1973 la prima in Europa durante la quale gli Inti-Illimani divengono esuli forzati a causa del colpo di stato di Augusto Pinochet. L’esilio in Italia, dove ai membri del gruppo venne riconosciuto il diritto di asilo politico, durò dal 1973 al 1988. Nel corso degli anni a seguito di esperienze di vita, musicali, politiche e culturali, gli Inti-Illimani si caratterizzano per stile musicale e strumentazione. Hanno preparazione tecnica e vocale notevole, sebbene abbiano spesso dichiarato di possedere una formazione autodidatta. Il tremolo eseguito con disinvoltura in Mis LLamitas è una tecnica che non viene sottovalutata neanche dai grandi maestri della chitarra classica. Nella loro opera musicale i brani spaziano dalla caratterizzazione tipica della musica indina alla canzone rivoluzionaria, con un’ampia gamme, insolite ed originali. Non si riesce tuttavia circoscrivere la loro produzione a una corrente artistica. Il repertorio dunque non si stabilizza intorno ad un modello tipo, non vi è la ricerca della combinazione che funziona o ottimale; al contrario mostra molte possibili combinazioni, spesso geniali, sviluppate dalla confluenza di ingredienti semplici ma saggiamente dosati. Anche nelle elaborazioni più ingenue o scontate la valorizzazione massima porta a piccoli grandi capolavori. La loro padronanza della tecnica esecutiva ed arrangiativa si esprime anche nel fatto che le sofisticazioni armoniche non sono sempre necessarie, stesso dicasi per i virtuosismi vocali. Non mancano esibizioni di coralità orchestrale (Patria Prisioniera, Canto a los Caidos, La Exiliada del Sur); di colorazione efficace e curata (La Segunda Independencia, Simon Bolivar, Carnevalito della Quebrada de Hamahuaca); e di ricerca di tradizioni profonde nei brani (Señora Chichera, Flor de Sancayo). Numerosi i brani allegri nella musica ma struggenti nei testi (Lamento dell’Indio, Taita Salasaca); altrettanto frequenti i brani strumentali, dedicati alle località (Alturas, Chiloe, Ramis). Vengono prodotte anche strutture musicali complesse (Huajra, Canto a los Caidos, Chiloe), brani che si evolvono in maniera sinfonica con strutture armoniche sapientemente dosate, con ritmi che non sono semplice accompagnamento di base, ma che vanno a costituire parte orchestrale. |